Jan van Eyck

Periodo
1390–1441
Nazionalità
Fiammingo
Nel quiz
15 dipinti
El matrimonio Arnolfini by Jan van Eyck (1434)
Retrato de un hombre con turbante rojo by Jan van Eyck (1433)
Retrato de Margaret van Eyck by Jan van Eyck (1439)
La Virgen del canciller Rolin by Jan van Eyck (1435)
La Virgen del canónigo van der Paele by Jan van Eyck (1436)
Léal Souvenir (Timoteo) by Jan van Eyck (1432)

Stile e tecnica

Van Eyck dipingeva a olio in un'epoca in cui la maggior parte dei pittori fiamminghi si affidava ancora soprattutto alla tempera, e sfruttò il lento tempo di essiccazione e la trasparenza del mezzo più a fondo di qualsiasi predecessore. Costruendo sottili velature trasparenti sopra una preparazione chiara, sovrappose colore su colore per ottenere profondità, luminosità e una straordinaria varietà di materie in un solo centimetro quadrato di tavola: il freddo bagliore di un'armatura lucidata, la morbida trama della lana, le sfaccettature di una gemma tagliata, la luce frammentata all'interno di uno specchio convesso. I suoi ammiratori rimasero talmente colpiti da questa precisione che una leggenda persistente, riportata da Giorgio Vasari oltre un secolo dopo la morte di Van Eyck, gli attribuì l'invenzione stessa della pittura a olio. Si tratta di una storia falsa -- i pittori utilizzavano mezzi a base oleosa già da generazioni -- ma coglie qualcosa di vero: Van Eyck perfezionò la tecnica, in particolare l'uso di velature a olio sopra una sottopittura a tempera, fino a un livello di controllo tale da farla sembrare un'invenzione del tutto nuova.

Le sue superfici premiano l'osservazione ravvicinata perché sono state costruite proprio per questo: singoli capelli, fili, rughe e riflessi sono resi con una precisione da lente d'ingrandimento raramente eguagliata prima ancora che esistessero vere lenti d'ingrandimento. Gli interni sono allestiti come teatri accuratamente composti in cui oggetti quotidiani -- un cane, un paio di zoccoli, un'arancia, uno specchio convesso, un candeliere -- portano spesso un significato religioso o morale celato, che codifica devozione, matrimonio o fedeltà all'interno di un apparente disordine domestico. Iscrizioni, stemmi araldici e motti in latino o in un greco inventato, incisi nelle cornici e negli sfondi, aggiungono ulteriori strati di significato destinati a essere decifrati da spettatori colti.

Van Eyck portò inoltre nella ritrattistica un naturalismo senza precedenti, prediligendo una posa di tre quarti su uno sfondo scuro e uniforme che gli permetteva di concentrarsi interamente sul volto del soggetto e sul modo in cui la luce vi cadeva sopra, una formula che avrebbe plasmato la ritrattistica europea per generazioni. Che ritraesse un cortigiano ducale, un mercante o se stesso, perseguì la stessa attenzione impietosa, quasi forense, per la somiglianza individuale, trattando il volto di ogni soggetto con la stessa devozione riservata al velluto, alla pelliccia o al filo d'oro.

Vita ed eredità

Poco si sa della vita giovanile di Jan van Eyck. Nacque probabilmente intorno al 1390 a Maaseik, nel Principato vescovile di Liegi, e nulla di certo è noto sulla sua formazione. Compare per la prima volta nei documenti superstiti nel 1422, al servizio di Giovanni di Baviera, conte d'Olanda, presso la corte dell'Aia. Entro il 1425 era entrato al servizio di Filippo il Buono, duca di Borgogna, uno dei sovrani più ricchi d'Europa, che lo nominò pittore di corte e valletto da camera -- un titolo che lo collocava tra i membri fidati della casa ducale anziché tra i semplici artigiani a contratto. Filippo lo teneva in altissima considerazione: gli corrispose un generoso stipendio fisso, fece da padrino a uno dei suoi figli e intervenne personalmente in un'occasione in cui il tesoro ducale tardava a pagare l'artista, dichiarando che non avrebbe trovato nessuno alla sua altezza.

Il duca affidò a Van Eyck anche missioni diplomatiche riservate tra il 1426 e il 1429, incluso un viaggio, forse in Portogallo, per contribuire a negoziare il matrimonio di Filippo con Isabella del Portogallo e dipingerne il ritratto da sottoporre alla sua approvazione -- un raro esempio di un pittore che serviva contemporaneamente come fidato inviato di corte. Van Eyck si stabilì in seguito a Bruges, allora il fulcro commerciale del nord Europa, dove banchieri, mercanti e prelati italiani divennero suoi committenti accanto al duca.

La sua impresa più imponente e celebre fu il Polittico dell'Agnello Mistico, l'enorme polittico realizzato per la chiesa di San Bavone a Gand e completato nel 1432. Un'iscrizione sulla cornice attribuisce il progetto al fratello maggiore Hubert van Eyck, "del quale nessuno fu trovato più grande", con Jan che portò a termine l'opera -- un enigma che ha occupato gli studiosi da allora, dato che quasi nulla è documentato su Hubert. Qualunque sia stata l'esatta divisione del lavoro, il polittico annunciò una potenza descrittiva del tutto nuova nella pittura: gioielli, broccati, pellicce e paesaggi lontani resi con una precisione mai raggiunta prima da alcuna pittura su tavola.

Van Eyck firmò un numero insolito delle proprie tavole, spesso con lettere elaborate incise direttamente nella cornice, e adottò un motto personale, "Als ich can" ("Come posso" o "Al meglio delle mie capacità"), una frase dall'apparenza modesta ampiamente letta come un sottile gioco di parole sul proprio nome. Lo iscrisse, talvolta camuffato in lettere greche inventate, su opere come il Ritratto d'uomo con turbante rosso, a lungo ritenuto un autoritratto. Questa insistenza sulla paternità dell'opera, insolita per l'epoca, riflette una nuova consapevolezza dell'abilità del singolo pittore.

Morì a Bruges nel luglio del 1441 e fu sepolto nella chiesa di San Donaziano; il fratello Lambert ne trasferì in seguito i resti in un luogo più onorevole all'interno della chiesa. Nel giro di una generazione la tecnica e la precisione d'osservazione di Van Eyck erano diventate leggendarie in tutta Europa, discusse da umanisti italiani che non avevano mai visto le sue tavole di persona, ed egli fu a lungo -- erroneamente -- celebrato come l'inventore in assoluto della pittura a olio.

Cinque dipinti famosi

Il ritratto dei coniugi Arnolfini by Jan van Eyck (1434)

Il ritratto dei coniugi Arnolfini 1434

Forse la tavola più analizzata dell'arte nordeuropea, questo doppio ritratto di un mercante di Lucca, probabilmente Giovanni di Nicolao Arnolfini, e di una donna tradizionalmente identificata come sua moglie trasforma una camera da letto di Bruges in uno scrigno di simboli -- un'unica candela accesa, un cagnolino, zoccoli di legno abbandonati, un'arancia sul davanzale -- tutti resi con la stessa precisione dei volti dei protagonisti. Al centro della composizione è appeso uno specchio convesso che riflette in miniatura l'intera stanza, comprese due figure non identificate sulla porta, sopra un'iscrizione che recita "Jan van Eyck fu qui", trasformando il pittore stesso in testimone all'interno della scena.

Ritratto d'uomo con turbante rosso by Jan van Eyck (1433)

Ritratto d'uomo con turbante rosso 1433

Ampiamente ritenuto l'immagine dello stesso Van Eyck, questo ritratto a mezzo busto, isolato su un fondo nero uniforme, mostra il volto segnato dal tempo e lievemente divertito del soggetto sotto un elaborato cappuccio rosso avvolto attorno al capo, il cui tessuto è reso con un volume scultoreo tanto convincente da sembrare proiettarsi fuori dalla tavola. La cornice reca due iscrizioni nella pseudo-scrittura greca inventata dall'artista stesso: il suo motto "Als Ich Can" ("Come posso") e la data esatta, 21 ottobre 1433 -- tra i primi autoritratti datati con certezza nella pittura occidentale, e una audace rivendicazione personale di paternità in un'epoca in cui i pittori firmavano raramente le proprie opere.

Madonna del cancelliere Rolin by Jan van Eyck (1435)

Madonna del cancelliere Rolin 1435

Nicolas Rolin, cancelliere di Filippo il Buono e uno degli uomini più potenti di Borgogna, è inginocchiato in devozione privata davanti alla Vergine in trono con il Bambino, all'interno di una loggia che si apre su un ampio paesaggio fluviale panoramico -- una delle prime vere vedute paesaggistiche della pittura europea, completa di una città murata, ponti, imbarcazioni e minuscole figure intente alle proprie occupazioni molto più in basso. Ogni centimetro è lavorato con la stessa finitura ossessiva, dalla veste ingioiellata del cancelliere ai capitelli scolpiti sopra di lui, mentre un giardino di rose e gigli appena oltre la terrazza rafforza silenziosamente la purezza della Vergine.

Madonna col Bambino e il canonico van der Paele by Jan van Eyck (1436)

Madonna col Bambino e il canonico van der Paele 1436

Commissionata da un canonico di Bruges malato come offerta per la propria salvezza, questa grande tavola, densa di dettagli, colloca Joris van der Paele -- ritratto scarno, anziano, stringendo occhiali e un libro di preghiere -- nell'immediata presenza della Madonna in trono, affiancata da San Donaziano in vesti ricamate d'oro e San Giorgio, il santo protettore del canonico, che con un gesto lo presenta. Considerata da molti il capolavoro tecnico assoluto di Van Eyck, racchiude tutta la ricchezza materica di una cattedrale -- broccato, marmo, pelliccia, armatura lucidata -- in un unico spazio unitario e prezioso come un gioiello.

Ritratto di Margaret van Eyck by Jan van Eyck (1439)

Ritratto di Margaret van Eyck 1439

Dipinto negli ultimi anni di vita dell'artista, questo intimo ritratto della moglie la mostra con un'elaborata acconciatura a corna e un abito rosso, lo sguardo fermo che incontra direttamente quello dell'osservatore anziché seguire la convenzione borgognona di tre quarti che riservava ai soggetti maschili. La cornice reca il suo motto personale e un'iscrizione che indica l'età di lei, 33 anni, e la data, giugno 1439, rendendolo al tempo stesso una tenera testimonianza privata all'interno della sua stessa famiglia e un raro caso di un grande pittore rinascimentale che ritrae la propria consorte con lo stesso rigore riservato a duchi, prelati e mercanti.