Alphonse Mucha
Un manifesto per Sarah Bernhardt lo rese il genio decorativo di Parigi; una saga slava di 20 tele divenne la sua vera eredità.






Stile e tecnica
Lo stile di Mucha è immediatamente riconoscibile: donne dai capelli incredibilmente lunghi e ondulati, che si espandono fino a riempire ogni angolo della composizione, come se la linea stessa crescesse a mo' di rampicante. Mucha collocava queste figure entro aloni circolari mutuati dalle icone bizantine, oppure entro cornici decorative di fiori intrecciati, stelle e medaglioni simili a gioielli, appiattendo lo spazio in puro motivo ornamentale alla maniera delle stampe giapponesi. Le tavolozze restavano morbide e opache — ori spenti, rosa polverosi, verdi salvia — stampate in litografia con toni più delicati rispetto ai vistosi manifesti commerciali che li circondavano, ed è proprio per questo che le sue pubblicità per cartine da sigarette, biscotti, champagne e locandine teatrali si leggevano come arte pura anziché come volgare pubblicità di strada. Chiamò l'intero vocabolario le style Mucha, anche se il pubblico lo definiva semplicemente 'la donna di Mucha': una bellezza serena, quasi divina, avvolta in vesti fluenti, che spesso personificava un'idea astratta — una stagione, una forma d'arte, un fiore, un momento del giorno, un segno zodiacale — anziché una persona reale. Ogni manifesto e pannello era concepito come un'unità decorativa ripetibile, adatta tanto a un muro quanto a un calendario o a una scatola di cioccolatini.
Quello stesso istinto lineare e ornamentale non lo abbandonò mai, ma dopo il 1910 lo piegò a uno scopo molto diverso. Nell'Epopea slava, i capelli vorticosi e le cornici floreali lasciano il posto a tele vaste e cupe di folle, bagliori di fuoco e rituali, dove lutti individuali, guerrieri e santi sostituiscono l'unica fanciulla decorativa. La tavolozza si scurisce in blu fumosi, ocra e aranci rischiarati dalle torce; aloni simbolici e apparizioni luminose continuano a librarsi sulla scena, ma ora incoronano sovrani storici e figure allegoriche del destino slavo anziché slogan pubblicitari. Mucha sosteneva che i due corpi di lavoro fossero un unico progetto continuo — la decorazione al servizio di un'idea — prima l'idea della bellezza femminile e del commercio moderno, poi l'idea di una nazione che scopre e onora il proprio passato.
Vita ed eredità
Alfons Maria Mucha nacque nel 1860 nella piccola cittadina morava di Ivančice e, dopo una borsa di studio per il canto, lavori occasionali come scenografo in provincia e studi a Monaco e Parigi che lo lasciarono al verde, si guadagnava da vivere come illustratore per riviste parigine e per lo stampatore Lemercier quando, il 26 dicembre 1894, la fortuna intervenne. Sarah Bernhardt, l'attrice più famosa d'Europa, aveva bisogno con urgenza di un manifesto per la sua opera teatrale Gismonda, e tutti gli altri artisti della tipografia erano in vacanza. Mucha accettò l'incarico, e il manifesto alto, dai toni gioiello e dalla cornice bizantina che realizzò in pochi giorni fece scalpore non appena apparve, il giorno di Capodanno del 1895. Si narra che i parigini strappassero le copie dai muri durante la notte pur di conservarle. Bernhardt fece firmare a Mucha un contratto di sei anni e, quasi da un giorno all'altro, lo sconosciuto illustratore moravo divenne l'immagine simbolo della Parigi della Belle Époque.
Gli anni successivi furono straordinariamente produttivi. Mucha disegnò un flusso ininterrotto di manifesti per teatri, cartine da sigarette, biciclette, biscotti e case di champagne, oltre a serie di pannelli decorativi come Le Stagioni, Le Arti, I Fiori e Lo Zodiaco, vendute come stampe per le case borghesi di tutta Europa e America. Si dedicò anche al design di gioielli con l'orafo Georges Fouquet, illustrò libri e progettò il padiglione della Bosnia-Erzegovina all'Esposizione universale di Parigi del 1900, un incarico che lo immerse nella storia e nel folklore slavi e che lo lasciò sempre più a disagio all'idea che la sua fama poggiasse su una pubblicità frivola anziché su un'opera dal significato nazionale duraturo.
La svolta arrivò grazie a Charles R. Crane, un industriale e filantropo americano che condivideva la fascinazione di Mucha per la cultura slava e accettò di finanziare il progetto che l'artista sognava da tempo: un ciclo di tele monumentali che ripercorresse la storia dei popoli slavi. Dal 1912 in poi Mucha si dedicò quasi interamente all'Epopea slava, viaggiando attraverso i Balcani e la Russia per documentarsi su costumi e ambientazioni storiche, e dipingendo in uno studio costruito appositamente su una tenuta boema avuta in prestito. Quando nel 1918 fu fondato lo stato indipendente della Cecoslovacchia, Mucha ne disegnò le prime banconote, i francobolli e i documenti ufficiali senza chiedere alcun compenso, considerando questi incarichi un dovere patriottico più che un lavoro retribuito. Completò infine tutte e venti le tele dell'Epopea slava nel 1928 e donò l'intero ciclo alla città di Praga. Mucha morì lì nel luglio del 1939, poche settimane dopo essere stato interrogato dalla Gestapo come simbolo del nazionalismo ceco, proprio mentre l'occupazione nazista si stringeva attorno al paese che aveva trascorso gli ultimi decenni della sua vita cercando di onorare.
Cinque dipinti famosi

Job 1896
Realizzata per pubblicizzare le cartine da sigarette Job, questa litografia raffigura una donna bruna di profilo, una sigaretta accesa tra le labbra mentre il fumo si arriccia verso l'alto fondendosi con i suoi capelli incredibilmente lunghi, mossi dal vento. La chioma si espande su tutto il campo superiore come un arabesco vivente, trasformando una semplice pubblicità in un motivo decorativo ipnotico attorno alla scritta stilizzata 'JOB'. Divenne uno dei manifesti commerciali più venduti e imitati di Mucha, ristampato per anni dopo il suo debutto nel 1896, e resta un caso da manuale di come Mucha dissolvesse il confine tra arte pura e pubblicità di strada.

Le Stagioni: la Primavera 1896
Il pannello d'apertura della serie in quattro parti Le Stagioni di Mucha personifica la primavera come una giovane donna a piedi nudi che coglie fiori da un ramo sopra di lei, mentre uccelli si radunano ai suoi piedi in un boschetto illuminato dal sole. Concepito come stampa puramente decorativa e non come pubblicità, permise a Mucha di assecondare i propri istinti ornamentali senza dover accogliere alcun messaggio commerciale, dando vita a una delle sue composizioni più fluide e musicali. I delicati colori pastello e il panneggio ritmico le conferiscono la qualità di una vetrata istoriata. Vendute singolarmente o come serie completa, le stampe de Le Stagioni divennero un elemento d'arredo estremamente popolare in tutta Europa e America.

Ritratto di Josephine Crane Bradley come Slavia 1908
Dipinto a olio anziché stampato come manifesto, questo ritratto raffigura Josephine Crane Bradley, figlia del futuro mecenate di Mucha Charles R. Crane, trasformata in Slavia, la dea allegorica dei popoli slavi. Avvolta in un mantello bordato di pelliccia e incoronata con una ghirlanda, guarda lo spettatore con calma dignità su uno sfondo blu profondo, un uccello araldico posato sulla sua spalla. Il dipinto fa da ponte tra le due carriere di Mucha: l'eleganza decorativa della Parigi da lui ritratta nei capelli fluenti, ma un soggetto che già anticipa il progetto nazionalista dei suoi ultimi decenni. Mucha riutilizzò in seguito il volto di Slavia sulle banconote cecoslovacche.

Gli Slavi nella loro patria originaria 1912
La prima delle venti tele monumentali dell'Epopea slava immerge lo spettatore nell'oscurità: antichi abitanti di un villaggio slavo si nascondono accovacciati tra alti canneti di palude nella notte, terrorizzati mentre dei razziatori danno fuoco a un insediamento all'orizzonte. Sopra di loro, due figure spettrali e luminose, la Pace e la Guerra, si librano nel cielo nero, presiedendo in silenzio alla sofferenza del popolo. Con le sue dimensioni di quasi sei per otto metri, la tela travolge lo spettatore tanto fisicamente quanto emotivamente, sostituendo l'unica eroina decorativa di Mucha con una folla anonima e raggomitolata. Diede il tono all'intero ciclo a cui l'artista dedicò sedici anni, per poi donarlo a Praga.

Il re Přemysl Ottocaro II di Boemia 1924
Dipinta a progetto dell'Epopea slava ormai ben avviato, questa tela ritorna alla corte boema medievale per onorare Přemysl Ottocaro II, il re del tredicesimo secolo il cui potere militare ed economico rese per un breve periodo la Boemia uno stato guida dell'Europa centrale. Mucha mette in scena un affollato raduno cerimoniale di nobili, ecclesiastici e soldati sotto stendardi araldici, reso con la stessa meticolosa ricerca sui costumi storici che portò in ogni pannello del ciclo. Rispetto ai suoi manifesti esili e a figura singola degli anni 1890, la composizione è densa e quasi documentaria, pensata per dare al nuovo stato cecoslovacco una storia visiva della propria grandezza.
