Élisabeth Vigée Le Brun
Ritrattista ufficiale di Maria Antonietta, il cui pennello radioso conquistò ogni corte reale d'Europa durante l'esilio.






Stile e tecnica
I dipinti di Vigée Le Brun emanano un calore che li distingue immediatamente dalla rigida formalità incipriata della ritrattistica di corte del primo Settecento. Costruì la sua reputazione su una resa luminosa, quasi traslucida, di incarnati e tessuti, ottenuta stendendo sottili veli di colore su una base calda, così che la pelle sembra illuminata dall'interno anziché semplicemente riprodotta. Laddove i suoi predecessori posavano i soggetti rigidamente contro colonne e drappeggi, lei allentò la formula: le spalle si girano, le teste si inclinano, le mani riposano naturalmente in grembo o si protendono verso un bambino, e i soggetti incontrano lo sguardo dell'osservatore con una disinvoltura che appare autentica anziché costruita. Questo naturalismo era esso stesso un argomento silenzioso — la dignità e l'eleganza non richiedevano rigidità, e una regina o una contessa potevano essere ritratte a proprio agio senza per questo perdere il dominio della scena.
La sua innovazione più personale fu l'immagine informale, spesso materna: madri e figli che si abbracciano invece di posare, un cappello di paglia al posto dell'acconciatura di corte, un abito di mussola al posto del broccato. Queste scelte scandalizzarono alcuni contemporanei — i critici l'accusarono di aver volgarizzato Maria Antonietta ritraendola con una semplice camicia da giorno — eppure anticiparono il gusto più intimo e sentimentale del Romanticismo in arrivo. Aveva inoltre un autentico talento nel costruire la propria immagine: i suoi autoritratti, spesso composti come omaggio a Rubens o come testimonianza del proprio processo creativo, tavolozza in mano, proiettano un'identità professionale sicura, rara per una donna artista della sua epoca.
Ciò che sostenne una carriera capace di attraversare rivoluzione, esilio e le corti di Italia, Austria e Russia fu una pura padronanza tecnica: un occhio infallibile per la caduta esatta della luce su raso, pizzo o gioielli, e un talento nel rendere la somiglianza precisa di un soggetto in un'unica seduta prolungata, adattando la sua collaudata formula per compiacere la nobiltà napoletana, le principesse russe e le salonnières parigine, senza mai perdere quel calore che era inconfondibilmente il suo.
Vita ed eredità
Élisabeth Vigée Le Brun nacque a Parigi nel 1755, figlia di Louis Vigée, un modesto ritrattista a pastello che le impartì le prime lezioni prima di morire quando lei aveva dodici anni. Rimasta in gran parte autodidatta, copiò gli antichi maestri nelle collezioni private, studiò accanto a pittori attivi e già in adolescenza guadagnava denaro dipingendo ritratti di amici di famiglia e piccola nobiltà — con un successo tale che le autorità le sequestrarono brevemente gli strumenti di lavoro perché esercitava senza licenza della corporazione dei pittori. Si iscrisse invece all'Académie de Saint-Luc, sposò il mercante d'arte Jean-Baptiste-Pierre Le Brun nel 1776 e continuò a costruirsi una clientela grazie al talento e a una laboriosità instancabile.
La sua svolta decisiva arrivò all'inizio degli anni 1780, quando fu presentata a Maria Antonietta. La regina la apprezzò da subito, e nel decennio successivo Vigée Le Brun arrivò a ritrarla più di due dozzine di volte, diventando di fatto l'artefice dell'immagine ufficiale della corte in un momento in cui la monarchia aveva un disperato bisogno di un volto pubblico rassicurante. Quel favore reale le aprì anche una porta che sarebbe dovuta restare chiusa: nel 1783, per intervento personale della regina, fu ammessa all'Académie Royale de Peinture lo stesso giorno della sua rivale Adélaïde Labille-Guiard, un'istituzione che per statuto ammetteva solo quattro membri donne alla volta, presentando come opera di ammissione l'allegoria La Pace che riporta l'Abbondanza.
Quello stesso favore reale divenne un rischio nel momento in cui cadde la Bastiglia. Nell'ottobre del 1789, pochi giorni dopo l'assalto a Versailles, Vigée Le Brun fuggì dalla Francia travestita con abiti da viaggio dimessi insieme alla giovane figlia Julie, dando inizio a più di un decennio di esilio durante il quale il governo rivoluzionario la inserì formalmente nella lista degli émigrés e confiscò la sua proprietà parigina. Trasformò la fuga in un tour trionfale: in Italia fu accolta nelle accademie di Roma, Firenze e Napoli; proseguì poi tra Vienna e Berlino prima di stabilirsi per sei anni a San Pietroburgo e Mosca, dove ritrasse l'aristocrazia russa, frequentando e dipingendo contesse, principesse e granduchesse che si contendevano la sua attenzione. Ovunque si stabilisse, i suoi registri di commissioni si riempivano quasi all'istante.
Cancellata dalla lista degli émigrés, tornò in Francia nel 1802, riprese un'attività più tranquilla e viaggiò di nuovo in Inghilterra e Svizzera prima di ritirarsi a Parigi e nella sua casa di campagna a Louveciennes. Negli ultimi decenni di vita scrisse i suoi vivaci e fortunatissimi Souvenirs, tre volumi di memorie pubblicati tra il 1835 e il 1837 che raccontano i suoi soggetti, i suoi viaggi e il suo mestiere con lo stesso fascino evidente nelle sue tele. Morì a Parigi nel 1842, dopo aver sopravvissuto al mondo di Versailles per mezzo secolo, lasciando circa 900 dipinti, uno dei corpus più vasti e ammirati mai realizzati da una donna artista della sua epoca.
Cinque dipinti famosi

Autoritratto con cappello di paglia 1782
Dipinto a Bruxelles come dimostrazione calcolata della propria abilità, questo autoritratto mostra Vigée Le Brun di tre quarti, pennello e tavolozza in mano, con un ampio cappello di paglia ornato di fiori e piume di struzzo. Fu la sua risposta deliberata a Il Cappello di Paglia di Rubens, che aveva appena visto e ammirato, riprendendone perfino il gioco di ombre fredde sul volto contro un cielo caldo e luminoso. Il dipinto è anche una dichiarazione di identità professionale: una pittrice attiva, sicura di sé ed elegante, inconfondibilmente padrona della propria immagine, realizzata al culmine del suo primo successo parigino.

Maria Antonietta in abito di mussola 1783
Vigée Le Brun ritrasse la regina non nel broccato cerimoniale ma in una semplice gaulle di mussola bianca, con un ampio cappello di paglia in una mano e una rosa nell'altra, i capelli incipriati con leggerezza anziché raccolti in un'acconciatura formale. Pensato come immagine della naturalezza pastorale che Maria Antonietta coltivava al Petit Trianon, il ritratto suscitò invece uno scandalo quando fu esposto al Salon del 1783: i critici sostennero che la regina di Francia fosse stata mostrata in biancheria intima, e il dipinto venne rapidamente ritirato e sostituito con una versione più convenzionale. Resta il ritratto più controverso, e più rivelatore, della regina attenta alla moda.

Maria Antonietta e i suoi figli 1787
Commissionato come propaganda deliberata dopo anni di pamphlet calunniosi contro la regina, questo grande ritratto di stato mostra Maria Antonietta in trono con il delfino Luigi Giuseppe, Madame Royale e il piccolo Luigi Carlo, mentre una culla vuota allude a una figlia da poco scomparsa. Vigée Le Brun bilancia grandiosità e tenerezza: i bambini si stringono alla madre, con il braccio di Madame Royale intorno al suo collo, presentando la regina soprattutto come madre devota anziché come straniera dispendiosa. Svelato al Salon del 1787, appena due anni prima della Rivoluzione, fu l'ultimo grande ritratto ufficiale della famiglia reale dell'ancien régime.

Autoritratto con la figlia (Julie) 1789
Dipinto lo stesso anno della caduta della Bastiglia, questo autoritratto mostra Vigée Le Brun che abbraccia la giovane figlia Julie, le guance unite in un momento di tenerezza materna spontanea anziché di posa formale. Esposto al Salon poco prima che l'artista fuggisse dalla Francia, richiama le antiche immagini devozionali della Madonna con il Bambino, affermando al contempo un'intimità del tutto moderna: tessuti drappeggiati con libertà, braccia nude e un affetto diretto e non costruito tra madre e figlia. Divenne una delle immagini simbolo del nuovo gusto dell'epoca per il sentimento e la naturalezza rispetto alla cerimonia, e resta una delle opere più personali e più riprodotte di Vigée Le Brun.

Ritratto della contessa Golovina c. 1797-1800
Dipinto durante il lungo soggiorno russo di Vigée Le Brun, questo ritratto di Varvara Nikolaevna Golovina, dama di compagnia alla corte imperiale e bellezza rinomata, avvolge la soggetta in un mantello rosso bordato di pelliccia contro un cielo tempestoso e carico di atmosfera. La contessa si volge verso l'osservatore con le labbra socchiuse e uno sguardo diretto, quasi sorpreso, una mano che stringe il mantello, in una posa che sembra colta a metà di un movimento più che posata. Il ritratto mostra quanto lo stile caldo e informale di Vigée Le Brun l'avesse seguita ovunque: una sensibilità rococò francese, temperata da anni di esilio, applicata con pari successo all'aristocrazia russa.

