Mary Cassatt
L'unica americana invitata a esporre con gli impressionisti, ritrasse madri e figli senza sentimentalismi.






Stile e tecnica
Mary Cassatt costruì la propria arte attorno a una premessa unica e radicale: che l'intimità quotidiana tra madre e figlio fosse soggetto sufficiente per una pittura seria, purché resa senza sentimentalismo. Dipinse il bagno, l'allattamento, la vestizione e la lettura così come li osservava, senza posa e senza abbellimenti, spesso colti a metà di un gesto, rifiutando la patina zuccherosa che la pittura da Salon applicava di solito alle scene domestiche. Il piccolo piede di un bambino cullato nell'acqua saponata, la guancia di una madre premuta distrattamente contro quella del figlio — sono immagini tenere, ma il pennello di Cassatt le mantiene lucide, quasi cliniche nell'attenzione al peso, alla postura e alla meccanica del contatto.
Quella lucidità doveva molto al Giappone. Dopo aver visto una grande mostra di stampe xilografiche ukiyo-e a Parigi nel 1890, Cassatt ne fu folgorata, e l'incontro rimodellò per sempre le sue composizioni. Adottò il piano pittorico appiattito, la linea di contorno nera e sicura, e le inquadrature asimmetriche e i punti di vista dall'alto e vertiginosi prediletti da artisti come Utamaro. Le figure sono spesso tagliate dal bordo dell'inquadratura, inclinate in prospettive ripide che ribaltano il pavimento, o stagliate contro campi di colore decorati anziché modellate in uno spazio illusionistico. La sua serie di stampe a colori in punta secca e acquatinta, realizzata in diretta emulazione di quella tecnica giapponese, spinse ancora più in là l'appiattimento, riducendo le figure a eleganti piani di colore uniforme legati da un contorno fluido.
All'interno dell'idioma impressionista condiviso con Degas, Morisot e Pissarro, Cassatt non fu mai una semplice discepola. La sua pennellata è decisa più che atmosferica — le importava meno dissolvere la luce che descrivere la forma solida in modo rapido e sicuro, prediligendo il motivo decorativo, la silhouette e le forme incastrate di abiti e arredi rispetto ai contorni sfumati. Il colore lo impiegava con audacia insolita: verdi acidi contro rosa polverosi, il nero usato come pieno valore cromatico anziché come assenza di colore, un'abitudine condivisa con Manet e Degas ma piegata verso i suoi propri fini, discretamente grafici. Il risultato appare al tempo stesso formalmente audace e senza tempo nella sua attenzione al soggetto: donne assorte nell'occupazione ordinaria e irripetibile di prendersi cura di un figlio.
Vita ed eredità
Mary Stevenson Cassatt nacque nel 1844 ad Allegheny City, in Pennsylvania, in una famiglia ricca e colta; il padre era un affermato agente di borsa e speculatore immobiliare, e gli agi della famiglia diedero a Cassatt un assaggio precoce dell'Europa, dove la famiglia visse per diversi anni durante la sua infanzia, e in seguito le garantirono l'indipendenza economica necessaria per intraprendere una carriera non convenzionale. Studiò alla Pennsylvania Academy of the Fine Arts di Filadelfia, ma mal sopportava la lentezza dell'istituzione e la sua condiscendenza verso le studentesse, e nel 1866 partì per Parigi, decisa a studiare di persona gli antichi maestri e a formarsi con insegnanti privati, dato che l'École des Beaux-Arts restava chiusa alle donne.
Cassatt si stabilì definitivamente in Francia, presentando opere al Salon ufficiale con il proprio nome per tutto il decennio degli anni Settanta, mentre cresceva la sua frustrazione verso le giurie conservatrici. Tutto cambiò nel 1877, quando Edgar Degas, di cui aveva ammirato i pastelli nella vetrina di un mercante, la invitò a unirsi alla cerchia di artisti indipendenti che esponevano al di fuori del sistema del Salon. Fu, disse più tardi, il punto di svolta della sua vita artistica: finalmente poteva dipingere come vedeva, senza compromessi. Espose con gli impressionisti in quattro delle loro mostre collettive e restò l'unica americana mai formalmente invitata nelle loro fila. L'amicizia con Degas divenne una delle relazioni più importanti della sua carriera, uno scambio di consigli tecnici, critiche taglienti e rispetto reciproco che plasmò il suo disegno, i suoi esperimenti con il pastello e le sue successive incursioni nella stampa a colori, anche se i caratteri notoriamente spinosi di entrambi gli artisti misero talvolta a dura prova l'amicizia.
Cassatt non si sposò mai, una scelta che considerava necessaria piuttosto che da rimpiangere: un marito e figli propri, credeva, avrebbero reso impossibile il lavoro impegnativo e poco glamour di una pittrice di professione. Riversò quell'indipendenza nella propria arte e in una seconda carriera, sempre più influente, di consulente per ricchi collezionisti americani, in particolare i suoi amici Louisine e H. O. Havemeyer, orientandone gli acquisti verso Manet, Degas, Courbet e gli antichi maestri spagnoli. Attraverso questa discreta opera di persuasione, fece quanto qualsiasi mercante per introdurre l'impressionismo nei musei americani, dato che molte acquisizioni dei coniugi Havemeyer entrarono col tempo nel Metropolitan Museum of Art. Negli ultimi anni, la vista che veniva meno limitò la sua attività di pittrice, e lei riversò le sue notevoli energie nella campagna per il suffragio femminile, mettendo al servizio della causa il proprio nome, il proprio denaro e la convinzione che le donne meritassero piena dignità civile. Morì nel 1926 al Château de Beaufresne, quasi cieca ma ancora considerata, su entrambe le sponde dell'Atlantico, una delle pittrici più autorevoli della sua epoca.
Cinque dipinti famosi

Il bagno del bambino 1893
Cassatt annulla la distanza tra spettatore e soggetto: guardiamo quasi perpendicolarmente dall'alto in un bacile a righe dove una madre tiene fermo nell'acqua il piede nudo del bambino, le due teste chine insieme di profilo. L'angolazione dall'alto, il lavabo tagliato dall'inquadratura e il vistoso motivo a righe dell'abito materno derivano direttamente dalle stampe xilografiche giapponesi, che Cassatt aveva studiato intensamente pochi anni prima. Eppure la composizione non appare mai presa in prestito; la stretta tenera e un po' goffa delle mani intorno a un piedino che si dimena si legge come verità osservata, il tipo di coreografia domestica non posata che solo un occhio paziente e privo di sentimentalismo poteva cogliere.

La gita in barca 1893-94
Dipinta dopo un inverno trascorso nel sud della Francia, La gita in barca è l'esperimento più audace di Cassatt in una composizione appiattita, di ispirazione giapponese: una parete di blu marino uniforme riempie quasi un terzo della tela come l'ampia schiena del rematore, mentre una madre e un figlio in giallo e bianco illuminati dal sole occupano l'estremità opposta della barca. La diagonale ripida della murata e il remo tagliato in modo radicale dall'inquadratura devono un debito evidente alle stampe ukiyo-e. A differenza dei suoi interni più intimi, questa scena all'aperto appare quasi inquietantemente grafica e moderna, con la tensione silenziosa tra il rematore senza volto e la madre vigile lasciata deliberatamente irrisolta.

Bambina in poltrona blu 1878
Una bambina irrequieta si abbandona di traverso su una poltrona di damasco blu, un braccio gettato sullo schienale, le gambe divaricate con l'abbandono incosciente di una bambina troppo annoiata per restare ferma in posa per l'artista. Cassatt inclinò il pavimento verso l'alto e lasciò che le poltrone, rese con una pennellata libera e vigorosa, affollassero l'inquadratura in una composizione di chiara ispirazione degassiana; secondo quanto si racconta, fu lo stesso Degas a rielaborare lo sfondo. Il quadro scandalizzò la giuria che lo respinse da un'esposizione ufficiale, proprio perché rinunciava alle convenzioni sdolcinate dell'epoca per ritrarre l'infanzia, presentando invece una bambina specifica, agitata, credibile, in un momento privo di ogni idealizzazione.

Madre e figlio (Lo specchio ovale) 1899
Una madre solleva il figlio dalle guance paffute davanti a uno specchio ovale, i due volti fatti eco e raddoppiati nel riflesso, così che la tela diventa una meditazione sulla somiglianza trasmessa da genitore a figlio. Cassatt dispone la coppia in uno stretto abbraccio piramidale, il braccio nudo del bambino teso a toccare il vetro, mentre pennellate ampie e sicure di rosa, bianco e oro descrivono carne e drappeggi senza nulla della foschia addolcente tipica del sentimentalismo accademico. Il motivo dello specchio, prediletto della maturità di Cassatt, approfondisce un momento domestico altrimenti semplice, trasformandolo in un quieto saggio sulla somiglianza e sul legame di sguardi tra generazioni.

Donna con collana di perle in un palco 1879
Esposto alla quarta mostra impressionista, questo ritratto colloca una giovane donna alla moda in un palco a teatro, la mano guantata sollevata verso il mento, una collana di perle che risplende sulle spalle nude e un ventaglio pronto in grembo. Cassatt rende l'imbottitura rossa del palco e le finiture dorate con pennellate rapide e materiche che si dissolvono in astrazione a distanza ravvicinata, mentre lo sguardo freddo e valutativo della modella rovescia sullo spettatore la consueta dinamica dell'andare a teatro, in cui le donne erano osservate tanto quanto osservavano. Rientra tra i ritratti mondani più sicuri di Cassatt, alla pari con le scene nei palchi d'opera di Renoir, pur mantenendo il proprio tocco più asciutto e vigile.

